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martedì 16 giugno 2009

Netanyahu

Wirepullers: con il discorso all'università di Bar-Ilan del 14 giugno, Nethanyahu apre per la prima volta alla possibilità di creare uno stato palestinese. Che l'effetto Obama si stia facendo sentire anche sul leader del Likud? Crediamo di no. Parlare di stato palestinese negando il diritto di rientro ai profughi, chiarendo che lo status di Gerusalemme non cambierà e non citando neanche la questione idrica, non ha senso. Il problema non è solo quello dello stato ma è anche quello dell'economia. Se le principali fonti idriche della regione restano in mano a Israele, come ora, la società palestinese non potrà mai avere uno sviluppo autonomo e resterà sempre un mercato del lavoro a basso prezzo su cui si basa in gran parte l'economia israeliana. Haaretz e a seguire Opendemocracy e Quaderno di Saramago. (3)

Ha parlato solo perché non poteva coninuare a tacere. Messo con le spalle al muro dal presidente degli Stati Uniti, il primo ministro israeliano ha ritenuto, finalmente, ammissibile la creazione di uno Stato palestinese. Non è andato oltre. O sì, ha preteso che questo futuro Stato (se mai ci sarà) non abbia esercito e che il suo spazio aereo sia controllato da Israele. In pratica, nuovi metodi per mantenere i palestinesi nella situazione d’inferiorità politica in cui fino a oggi sono stati costretti a vivere a causa dell’oppressione giudaica. Intanto, un altro punto fondamentale della posizione di Barack Obama, quello degli insediamenti e dei coloni, non ha meritato un’unica parola di Netanyahu. Ora, tutti sanno che la Cisgiordania, in teoria spazio “nazionale” del popolo palestinese, è pieno di insediamenti, alcuni “legali” (autorizzati e costruiti dal governo di Tel-Aviv), altri “illegali” (quelli su cui lo stesso governo ha chiuso un occhio). In totale, ci sono più di 200 insediamenti in cui ci vivono mezzo milione di coloni, che oggi, sotto gli occhi di tutti,
rappresentano l’ostacolo maggiore al processo di pace, oltre che al riconoscimento del diritto dei palestinesi a uno Stato indipendente e abitabile. L’aveva già fatto prima lo stesso Bush padre quando fece notare a Israele che voler parlare allo stesso tempo di pace e insediamente era una contradizione irrisolvibile. Di questo sembrava essere cosciente l’ex-primo ministro Ehud Olmert il quale in dichiarazioni rilasciate al giornale Haaretz a Novembre del 2007 diceva che non non si fosse arrivati rapidamente alla soluzione con i due Stati, “lo Stato di Israele sarebbe finito”. Non fece nulla perché la questione si risolvesse, ma le parole restano lì. Ci aiutano a capire il fatto che i coloni siano sempre stati la spada di Damocle sospesa sui governi israeliani e adesso, ancora più motivatamente, sulla testa di Netanayhau. Credo che Israele viva con la paura di dover tornare alla diaspora, alla dispersione per il mondo che sembra essere il suo destino. Non mi rallegra affatto, ma avrei dovuto vedere cosa sarebbe successo se i giudei di Israele avessero avuto i governi di cui la pace aveva bisogno.Gli diano le svolte che vogliono, la risposta è negativa.

Autore: Josè Saramago
Fonte: www.quadernodisaramago.wordpress.com

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